Vi trascrivo qui di seguito una lettera, presa dal Corriere delle Sera del 4 gennaio.

Una lettera di un uomo, direi importante.
Vorrei che la leggeste. Non vi dico chi è e non vi dico altro.
Commentate e ditemi la vostra, dopo di che vi svelerò (se non lo avrete già indovinato) chi è lo scrittore.

Gentile direttore, ho letto ieri con grande interesse l’ articolo di Rita Querzé sul Corriere. Che ogni giorno si gettino nella spazzatura quintali e quintali di pane e di altri alimenti è semplicemente assurdo. In Italia, ogni anno, si sprecano un milione e mezzo di tonnellate di cibo, quasi quattromila tonnellate ogni giorno. Ciascuna famiglia spreca cibo per circa 450 euro e, solo a Natale, finiscono al macero prodotti per un valore di 52 euro a nucleo familiare. È evidente che bisogna cambiare qualcosa nel nostro modo di consumare e di intendere il cibo. Fino a poco tempo fa, tutti noi appartenevamo a una cultura, quella contadina, per cui sprecare il cibo era uno scandalo. Procurarselo costava fatica e per questo si conosceva il valore delle cose, il valore del piatto che si riusciva a portare in tavola.
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