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Una volta ci passavamo le cassettine. (Disamina lucida sul Copyright nel Web 2.0)
Non sono mai riuscito a farmi un’idea precisa sul grande dilemma del web 2.0
Come faccio ad usare YouTube e allo stesso tempo non violare le leggi sul copyright?
E’ vero, se su youtube caricassi solo filmati fatti da me, senza musica di sottofondo, che non riprendano altre persone oppure oggetti coperti da copyright, potrei farcela.
Ma ci rendiamo conto che è impossibile?
La maggior parte di noi NON usa YouTube per chissà quali scopi commerciali o economici.
Il più delle volte funziona così: vado fuori con la fidanzata, ci facciamo un video con il cellulare 3/4 foto anche brutte, poi torno a casa, prendo la nostra canzone d’amore preferita, metto tutto insieme in una accozzaglia di suoni e colori grazie a Windows MovieMaker (mai usato, e mai pensato di usarlo n.d.a.)  e poi lo metto sul sito per regalarlo al mio amore.

Questo è quello che l’utente medio fa.
Allora ditemi, chi è quell’autore, quell’artista, quel compositore, che non vorrebbe che la gente si innamori con una sua canzone?
Negli anni 80, e per buona parte dei 90 esistevano le Musicassette (MC negli spot televisivi).
Mi ricordo che all’età di 16 anni avevo una fidanzata, e avendo uno dei primi stereo con il microfono che si poteva miscelare alla musica proveniente da un’altra cassetta, incidevo delle cassettine da 60/90 minuti con i nostri brani preferiti  ed io come un DJ commentavo la nostra storia d’amore. Bhè se siamo stati insieme più di 8 anni forse qualche merito alle cassettine io lo darei, no?
Ora mi chiedo. Perchè oggi, invece, un piccolo Rufus che ha la fortuna di avere 16 anni nel 2010 non puo’ caricare su YouTube la sua canzone preferita e metterci sopra le immagini di quel entusiasmante primo viaggio verso la Liguria fatto con la propria fidanzatina?
Le cose evolvono, ed è vero che anche io nel lontano (mica tanto) 1996 infrangevo la legge sulla duplicazione, ma non ho mai avuto il sentore che dietro la porta di casa ci fosse qualcuno a sentire  (o meglio vedere) se il nastro che usavo era originale o “taroccato”. Ora ad esempio in Francia le cose sono molto diverse: leggi restrittive e di controllo molto alto.
A questo punto voglio precisare una cosa.
SONO COMPLETAMENTE CONTRARIO ALLA VENDITA DI MATERIALE DUPLICATO ILLEGALMENTE, cioè i classici CD o DVD che si comprano dagli ambulanti o dai marocchini fuori dai supermercati. Quel business, fa male a tutti.
Fa male agli artisti che perdono introiti, ai marocchini che sono sfruttati e che vengono attratti in Italia con miraggi di finti guadagni, al fisco perché nessuno ci paga le tasse, e portano vagonate di soldi alla malavita organizzata; inoltre questi CD sono pure fatti male.
Però vedete, c’è una diversità , appunto. Li si parla di organizzazioni che duplicano un numero elevato di copie singole di un prodotto, direttamente per la vendita.
Noi, invece, siamo qui a discutere sul perchè nel 1989 potevo avere il poster di Rud Gullit in camera da letto, e oggi sul mio blog da ragazzo 14enne del 2010 (quindi semplicemente l’estensione telematica della mia cameretta) non posso postare l’ultimo gol di Del Piero o un pezzo di video preso da Canale 5 con quel gran gnocco che sta dentro al GF10. (l’autore non ha la minima idea di cosa stia parlando nominando Del Piero e lo gnocco del GF10)
Vedete quando sono stato a San Francisco a trovare il mio amico di infanzia Buba, gli ho fatto un filmato, lo caricai su YouTube, ma avendo messo come sottofondo la canzone di James Brown “It is a Man’s World” il sistema anti pirateria del grande portale ha riconosciuto il brano e silenziato il sonoro. (Al momento è caricato con una musica alternativa suggerita da YouTube)
Ora ditemi, era proprio necessario? James Brown (pace all’anima sua) perdeva qualche cosa? E la sua casa discografica? E i detentori dei diritti d’autore che io metta o no quel video perdereanno dei soldi o cambierà qualcosa per loro? IO CREDO PROPRIO DI NO.
(Per la cronaca la canzone è stata regolarmente acquistata su iTunes)

Semplicemente dal mio punto di vista il problema non esiste, bisogna solo cambiare la posizione da cui guardare le cose.
Se un ladro ruba qualcosa, difficilmente poi la darà via gratis.
Allora perché questi pirati dell’epoca moderna, questi ladri del web 2.0 continuano a rubare per dar via la roba gratis a tutti? E la cosa si fa ancora più evidente con il peer to peer.
C’era Napster. Lo hanno fatto chiudere.
Risolto qualcosa? No. I siti, i metodi, i programmi di peer to peer o file sharing si sono moltiplicati. La gente vuole contenuti, informazione. La gente non smetterà mai di cercare il modo di avere più di quanto gli si poteva dare il giorno prima. Allora invece di chiudere, di sprangare, di fare fortini intorno a mercati che negli ultimi decenni si sono ridotti di 10/20/30 volte, non è meglio trovare nuove strade?
Quando è nato iTunes Store pochi avevano un iPod, molti avevano invece un lettore mp3 (almeno negli Stati Uniti).
Il lettore mp3 costava in media 50 dollari (anche molto meno volendo), l’iPod si aggirava intorno ai 500 dollari (dipendeva dal modello, volendo anche di più).
In nemmeno 6 anni, arriva l’iPhone e scopriamo che quasi tutti hanno un iPod e in pochi il lettore mp3, nonostante sia più difficile mettere una canzone su un iPod che farsi un toast al formaggio. (dilemma dell’utente medio, giuro!)
Sbigottiti, poi, scopriamo che l’iTunes Store dal 2003 ad oggi (apre i battenti il 28 aprile 2003)Â ha venduto 6 miliardi di canzoni nel mondo (una a testa diciamo).
Quindi la musica vende ancora, non credo esista altra catena di negozi nel mondo che venda tanti dischi.
(Chiedete a Virgin Music…).
Una cosa però è certa, i guadagni per le major sono più bassi, per gli artisti quasi uguali a prima. Quindi, il problema non è solo salvaguardare il diritto d’autore, ma il “diritto” ai grossi compensi delle major? Problemi loro a questo punto.
Gli introiti possono arrivare da altri molteplici canali. In primis i concerti dal vivo, il merchandise, i gadget e tutto un mondo digitale che nemmeno possiamo immaginare.
Se è vero che la vendita di muscia online falcidia i guadagni “della filiera” è vero anche che dagli anni 60 ad oggi, il costo delle produzioni musicali si è ridotto in maniera consistente.
Alcune TV o major cinematografiche richiedono a YouTube di far levare i propri contenuti caricati dagli utenti comuni. Ma poi rientrano in YouTube con propri canali brandizzati dove caricheranno la stessa identica cosa che aveva messo l’utente di prima, monetizzando però le visite ricevute grazie a vari metodi pubblicitari.
Qui il punto è essenziale.
Se il media che carica l contenuto mi da la possibilità di fare poi uno sharing del video e quindi postarlo sul mio blog, metterlo su FB, inserie il link in Twitter… io qui applaudo, avete capito come fare, avete trovato il modo di far fruttare il vostro materiale…
Se invece mi blindate il contenuto, non posso condividerlo con nessuno, o peggio ancora lo limitate anche con sistemi geografici, per cui se non abito a Austin, Texas non lo vedrò mai… siete destinati ad affondare come affonderanno i vostri canali YouTube.
La cosa spaventosa è che oltreoceano cominciano a capire, e quindi che Murdoch si levi dall’indicizzazione di GoogleNews a noi poco importa, perchè Murdoch troverà un modo di farci avere le stesse notizie, magari anche più veloci, più precise, e magari noi saremo disposti anche a spendere 90 cent per leggere il giornale on line.
Qui invece è tutto un chiudere. Un creare barriere, un creare terrore.
Un recente decreto legge lo testimonia.
Tutto questo a discapito di una sola cosa:Â l’impoverimento di Internet.
Mi fa sorridere vedere gente in questo paese che parla e parla e parla di Internet for Peace, di I Love Internet, di rete qui e web la… ma poi si trova di fronte una classe politica e dirigenziale che del web non ha ancora capito nulla.
Ormai l’imperativo per tutti è trovare il business giusto sulla rete.
Ma come insegna Chris Anderson il business in rete si fa con il gratis… ahimè per loro.
La mia proposta è una domanda.
Se per il bene della rete si cominciasse invece a pensare che la cosa da fare è creare un luogo “buono” per chi ci abita, forse le cose andrebbero meglio… no?
Come dico spesso: ai posteri l’ardua sentenza.
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da Mr.Rufus il 15 gennaio 2010 alle 10:12, ed è archiviato come Blog. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |








