Rufusinfabula
il mondo, il web, Sperimenti e l'etica.
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12 gen
1 dic
Ciao attore,
io sono il pubblico.
Sono fatto in tante maniere.
Sono colorato anche se non si vede mai il mio colore, sto quasi sempre nel buio.
Sono sempre in sala, anche se spesso la confondo con una camera da letto.
Sono rumoroso.
Gioco con mille cellulari che rendono inutile il buio che viene creato in sala.
Sono connesso.
Ai concerti sono interconnesso.
Sono il primo giudice di un attore, di un cantante, di un artista.
Sono impietoso.
Sono di parte quando il cantante è il mio preferito.
Ho un nome singolare ma sono plurale.
Sono puzzolente.
Sono indolente.
Sono ondulante.
Muovo sempre la testa in modo che quello dietro non veda mai cosa succede sul palco.
Sono distratto.
Sono pagante, ma si spera sempre di non esserlo.
Per diventare “ristretto” accetto qualsiasi sorta di evento o happening.
Sono incapace di fare la coda all’ingresso.
Sono vecchio.
Sono stanco.
Sono bistrattato.
Sono qui, nel buio, che ti aspetto.
28 lug
Vorrei sentire una canzone in cui Ringo Starr canta con Mick Jagger.
Vorrei vedere il Papa fare del pane in una panetteria del centro di Theran.
Vorrei ascoltare il canto delle cicale in un internet caffè di New York City.
Vorrei vedere la prossima edizione del Grande Fratello ambientata a Guantanamo.
Vorrei sentire il “canto” delle sirene davanti a Palazzo Chigi.
Vorrei parlare russo in America ed inglese in Russia.
Vorrei vedere i barconi partire da Tripoli ed attraccare a Dakar.
Vorrei cantare Bella Ciao al mio funerale.
Vorrei trovare una bussola che indica il Sud.
Vorrei sapere senza avere dubbi.
Vorrei scoprire che l’arrivo è solo la partenza.
Vorrei scrivere senza parole.
Mr.Rufus

10 apr
Nel bel mezzo del nulla.
Siamo ad Ngeza. Un paese, un villaggio che sta sulle carte geografiche solo perchè si trova all’incrocio di due strade importanti, quella per Dodoma (via Singida) e quella per Tabora.
Per il resto è l’apoteosi del nulla.
Tutto il paese (grande quanto un quartiere di una piccola città) si sviluppa intorno alla svincolo (una rotonda) e lungo le due strade.
Il nostro albergo è leggermente fuori dal paese, ma meglio così, visto il traffico di camion che passano per la via principale.
Di standard più che accettabile, si chiama Forest Inn e abbiamo mangiato uno dei piatti migliori di tutto il viaggio: un ottimo manzo cotto in non so cosa con un buonissimo riso.
Siamo ormai sulla via del ritorno, e di cose belle ne abbiamo viste.
Dopo Arusha c’è stato il Lake Manyara, che nonostante la pioggia, qualche animale ce l’ha regalato: elefanti, giraffe e migliaia di scimmie. Niente leone, ma davanti a noi avevamo ancora da visitare Ngorongoro e Serengeti, quindi non ci siamo disperati più di tanto.
Se dovessi rifare questo giro lo rifarei al contrario.
Le emozioni che vivi al Ngorongoro sono indescrivibili e dopo questo stupendo cratere anche l’immenso e incontaminato Serengeti perde un po’ della sua poesia. Quindi consiglio a tutti di vistare prima il Serengeti e poi il Ngorongoro.
Ma andiamo con il nostro ordine.
Ngorongoro è un posto che non si puo’ nemmeno immaginare. La discesa al cratere (200 dollari ad auto) è come passare ad un mondo nuovo, diverso, florido e rigoglioso di vite. Le vite delle migliaia di animali, di ogni specie (escluse le giraffe) che vivono all’interno di questo teatro naturale alto più di 600 m.
Leoni, gazzelle, elefanti, ogni sorta di gnu e di rinoceronti e seppur lontano anche un ghepardo.
Percorrere poi l’ascesa per l’uscita dal cratere e dirigersi verso il serengeti è un continuo di animali a bordo strada (pure dei cammelli).
Il serengeti è l’apoteosi dello spazio. Tutt’intorno orizzonte a perdita d’occhio.
E poi se si ha la fortuna come noi di vedere un bellissimo leone appoggiato su una bella roccia che spicca nel mezzo del parco il viaggio e la lunga strada viene ripagata appieno.
Dopo la fatica dei lunghi chilometri sullo sterrato dei parchi, è un sollievo ritrovare l’asfalto all’uscita del Serengeti in direzione Mwanza, a pochi chilometri dal Lago Vittoria.
Mwanza è una cittadona, tanto povera quanto non turistica. Ma ha il suo fascino di città africana, molto meno caotica di Dar Es Salaam e più “vera”. Niente per turisti, solo per indigeni. Tanti negozi locali, mercati che vengno ongni sorta di prodotto tranne le cose da turisti e grande caos di dala dala che vanno su e giù per la città.
Il lago è molto bello, sembra un mare, è immenso e quando la sera si cena su una delle terrazze dei ristoranti che danno sul lago sembra quasi di stare ai caraibi.
(basta girare lo sguardo di poco per capire invece che si è in africa, e pure in una città abbastanza povera).
I famosi bambini di strada? ci sono. Li abbiamo visti. Anche troppi per i miei gusti.
Non deve essere facile nascere da queste parte. Ma non avevo dubbi nemmeno prima.
Comunque due gironi di relax a Mwanza ci hanno fatto bene.
Salutare Katia e Ale è stato invece triste, peccato perdere due comapgni di viaggio… ma loro devono rientrare in Italia prima. Alla prossima!
Ora di nuovo in marcia direzione Dodoma.
Safari Njema!
(Buon viaggio)
Ciao a tutti
RUFUS
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