Una volta ci passavamo le cassettine. (Disamina lucida sul Copyright nel Web 2.0)

Non sono mai riuscito a farmi un’idea precisa sul grande dilemma del web 2.0
Come faccio ad usare YouTube e allo stesso tempo non violare le leggi sul copyright?
E’ vero, se su youtube caricassi solo filmati fatti da me, senza musica di sottofondo, che non riprendano altre persone oppure oggetti coperti da copyright, potrei farcela.
Ma ci rendiamo conto che è impossibile?

La maggior parte di noi NON usa YouTube per chissà quali scopi commerciali o economici.
Il più delle volte funziona così: vado fuori con la fidanzata, ci facciamo un video con il cellulare 3/4 foto anche brutte, poi torno a casa, prendo la nostra canzone d’amore preferita, metto tutto insieme in una accozzaglia di suoni e colori grazie a Windows MovieMaker (mai usato, e mai pensato di usarlo n.d.a.)  e poi lo metto sul sito per regalarlo al mio amore. Leggi il resto »

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Da un uomo che pensa.

Vi trascrivo qui di seguito una lettera, presa dal Corriere delle Sera del 4 gennaio.

Una lettera di un uomo, direi importante.
Vorrei che la leggeste. Non vi dico chi è e non vi dico altro.
Commentate e ditemi la vostra, dopo di che vi svelerò (se non lo avrete già indovinato) chi è lo scrittore.

Gentile direttore, ho letto ieri con grande interesse l’ articolo di Rita Querzé sul Corriere. Che ogni giorno si gettino nella spazzatura quintali e quintali di pane e di altri alimenti è semplicemente assurdo. In Italia, ogni anno, si sprecano un milione e mezzo di tonnellate di cibo, quasi quattromila tonnellate ogni giorno. Ciascuna famiglia spreca cibo per circa 450 euro e, solo a Natale, finiscono al macero prodotti per un valore di 52 euro a nucleo familiare. È evidente che bisogna cambiare qualcosa nel nostro modo di consumare e di intendere il cibo. Fino a poco tempo fa, tutti noi appartenevamo a una cultura, quella contadina, per cui sprecare il cibo era uno scandalo. Procurarselo costava fatica e per questo si conosceva il valore delle cose, il valore del piatto che si riusciva a portare in tavola.
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10 giorni… tra Novembre e Natale.

Questa volta sono dieci. Tra il 23 Novembre (ultimo post sui gironi da ricrodare) e oggi, sono 10 i giorni che mi hanno insegnato qualcosa e di cui bisogna tenere nota.
Giorni che ricorderemo, insegnamenti che impareremo, cose interessanti viste, sentite, usate o scoperte…
Quindi ecco i dieci giorrni che mi hanno insegnato:

10. Che nel mondo della fotografia la vera star è il fotografo.
Benedusi_tcm80-636600L’ho capito stando una sera a fianco di Settimio Benedusi, un grande fotografo, e ho potuto imparare come il carisma e la bravura di una sola persona, siano veramente il fulcro di tutto quel business che gira intorno alla fotografia. Io sono abituato a lavorare con registi, anche importanti magari, ma un regista senza un’operatore di ripresa è pressochè inutile, c’è poi il direttore della fotografia, e le altre manovalanze che servono a mettere il regista nella condizione migliore di poter lavorare. In fotografia invece c’è solo lui, il fotografo (magari con il suo assistente, ok) ma lui e solo lui decide, comanda, agisce e crea l’arte. Lo paragonerei ad un cantautore. Ad un poeta. Ad un pittore appunto. Sarà ovvio, sarà scontato che il fotografo sia così, ma prima di conoscere Settimio Benedusi, non l’avevo capito.

9. Che se bevi Ubuntu non ti stai bevendo un Sistemo Operativo Linux.
64559 - Ubuntu ColaAnzi, stai facendo del bene ai paesi più poveri del mondo. Ubuntu Cola è una bevanta commercializzata in Italia attraverso il circuito Altro Mercato (Quello delle Botteghe del Mondo, e del mercato Equo e Solidale) e marchiata Fair Trade. Una via di mezzo tra una Coca Cola e un Chinotto. E’ buona (mai come la potente Coke americana), forse un po’ meno gasata della cugina più famosa (meno problemi di rutti collegati), e bevuta fresca disseta abbastanza. In più riempie il cuore di “animo buono” per il risvolto, per nulla marginale, etico e solidale legati alla bevanda. Una riconferma che se si vuole, si puo’ cambiare un pochino questo mondo.

8. Chi ha la bocca ed un computer di sente un guru del web, e di Pace non ne vedo.
Si moltiplicano a dismisura, e ogni occasione è buona per parlare del fenomeno internet (chiamarlo fenomeno ora mi sembra un po’ strano). Ne parlano in conferenze, a presentazioni, via web, di persona, anche sui libri. Tutti dicono la loro, e sembra che tutti abbiano scoperto l’acqua calda. Ora propongo pure il Nobel per la Pace ad Internet, bhò, forse più meritato di Obama, ma il presentimento che forse in questo periodo storico un Nobel per la Pace non lo si possa dare a nessuno? Solo io ho questo pensiero?

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I teatranti… io e Marco Paolini

Parafrasando.
Ieri sera al Teatro Smeraldo di Milano, mentre qualcuno tirava un duomo in faccia al premier, mi sono goduto uno degli spettacoli teatrali più belli che potevo immaginare.
La cosa più bella di tutte e che ogni volta che vedo Marco Paolini, torno a casa con qualcosa in più nel mio bagaglio culturale, che sia Galileo, il Vajont o che sia il principio di indeterminazione di heisenberg .
I Miserabili – Io e Margaret Tatcher” uno spettacolo di oltre due ore con Marco Paolini e i bravissimi Mercanti di Liquore. Un racconto a più personaggi, tenuti insieme dalle canzoni dei Mercanti, a cui Paolini da voce per raccontare la loro situazioni di Miserabili.
Un dialogo tra l’attore e la signora di ferro, cerca di farci capire che dopo l’arrivo della politica liberista di Regan e Co. nulla è stato più come prima. Le regole, che ora in molti chiamano a gran voce, c’erano già, ma dieci anni di politiche economiche portate avanti dai governi Tatcher e Regan le hanno spazzate via, e per noi è stata solo: deregulation.
Affronta mille temi Paolini all’interno di questo spettacolo. La versione è la stessa (con qualche riferimento all’attualità) di quella andata in onda su La7 un mese fa.
Voto pieno per Marco Paolini e i Mercanti di Liquore, ed un ringraziamento per avermi fatto trascorrere un Santa Lucia diverso ed intenso.

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Giobbe Covatta a Bergamo.

Sotto una pioggia scrosciante, in una Bergamo ancora più fredda del solito, ho visto lo scorso 3 dicembre al Pala Creber (sta per Credito Bergamasco, non lo sapevo) uno spettacolo di Giobbe Covatta.
Quale? A leggere il cartellone si intitolava Recital, a sentire lui si intitolava Trenta.
Voglio dare fiducia a Giobbe e pensare che il titolo esatto sia il secondo.
Due ore di continue battute, e riflesisoni (molto vicine al sociale) partendo dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che è appunto divisa in trenta articoli. La tournè di Covatta con questo spettacolo partirà ufficialmente a giorni. Io insieme ai pochi che hanno voluto spendere qualche euro per qualcosa di interessante (in un Pala Creber semi vuoto) abbiamo assistito ad una preview, quasi una prova generale in scena. Lo spettacolo regge, forse in alcuni punti un po’ lento, ma sicuramente dovuto alla poca dimestichezza di Giobbe con questo testo nuovo, diamogli qualche settimana e sarà pronto per diventare un cult come i precendenti spettacoli di Covatta.

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